Grazia Deledda... l’autodidatta fino al Nobel


Grazia Deledda è stata una scrittrice italiana e vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1926, prima donna italiana a ricevere questo riconoscimento.

la vita…

nasce a Nuoro, in Sardegna, il 28 settembre del 1871. Figlia di un ricco imprenditore che si interessa di letteratura e poesia, frequenta le scuole elementari senza però completarle, la sua formazione prosegue infatti tra le mura domestiche, prima sotto la tutela della madre e, in seguito, con l’aiuto di un professore e proseguendo infine da autodidatta. Già durante l’adolescenza, con i suoi contatti epistolari con lo scrittore Giovanni de Nava dà prova del suo talento come scrittrice. 

Gli anni Novanta sono segnati da gravi problemi famigliari: la morte del padre e della sorella Vincenza fanno cadere la famiglia nello sconforto e in gravi problemi economici.

Ad appena diciassette anni Grazia invia alla rivista romana Ultima moda il suo primo racconto, “Sangue sardo”, Il testo entra a far parte del genere della letteratura popolare e d’appendice.

Nel 1899 conosce Palmiro Madesani, un funzionario del Ministero dell’Interno che un anno dopo diventa suo marito, Insieme hanno avuto due figli di nome Franz e Sardus. ; si tratta di un avvenimento rilevante nella vita della scrittrice ,

Madesani lascia il lavoro al ministero per dedicarsi all’attività di agente letterario della moglie. Nello stesso anno, il 1900, la coppia si trasferisce a Roma. Inizia così il periodo di prosperità letteraria.

Nel 1927 infatti viene insignita del Premio Nobel per la letteratura (ed è la seconda donna al mondo a ricevere questo prestigioso riconoscimento) con la seguente motivazione:Per il suo lavoro intriso di idealismo ed umanità, la cui satira stimolante è spesso infusa di una poetica di singolare bellezza.

La scrittrice sarda è morta nel 1936 a causa di un tumore al seno e oggi le sue spoglie si trovano nella chiesetta della Madonna della Solitudine a Nuoro.


Lo stile e le tematiche...

Nella formazione letteraria della Deledda si sente forte l’influsso della letteratura russa, Queste influenze contribuirono alla formazione di un’intellettuale in grado di scrivere romanzi con una forte eco a livello europeo, Si è quindi di fronte ad un’autrice in grado di assorbire e rielaborare le lezioni dei grandi romanzieri, i russi su tutti, ed usarle per modernizzare la letteratura italiana e farla dialogare con quella europea. Un’operazione che rende difficile collocare la Deledda in una precisa corrente letteraria. Al netto dei giudizi negativi da parte dagli altri letterati sardi, la critica letteraria italiana ha mostrato difficoltà nel capire l’opera della Deledda.

Sono molteplici le tematiche che ricorrono nelle sue opere: un’etica patriarcale del mondo sardo, la presenza del Fato che governa l’esistenza umana, preda di forze superiori, nelle quali le fragili vite degli uomini sono come “canne al vento”.

A questi temi si intrecciano poi altri argomenti, tutti ugualmente intensi, quale la forza della passione, il senso del peccato e il bisogno dell’espiazione, in una concezione vagamente religiosa della vita. Il tutto permeato da un’atmosfera colma di affetti intensi e selvaggi.

Nel particolare, la discussione narrative cara alla Deledda, e su cui si sofferma in tutta la sua opera è quella della vita vera: forti vicende d’amore, di dolore e di morte, su cui alita la percezione del peccato e della colpa, oltre che la consapevolezza dell’ineluttabilità.

Ma dal verismo la scrittrice si contraddistingue per dei richiami ben precisi: la natura lirica e autobiografica della propria ispirazione, motivo per cui le sue rappresentazioni ambientali diventano trasfigurazioni di memoria. Inoltre, nella Deledda non c’è oggettività, ma insita nella sua letteratura, c’è una rappresentazione soggettiva della realtà.


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